Home » Danza » L’infanzia secondo Matija Ferlin al Teatro Studio

L’infanzia secondo Matija Ferlin al Teatro Studio

Matija.Ferlin_Sad.sam.almost.6_foto2.Nada ZgankE’ quel che si dice un artista non convenzionale: capace di fare spettacoli solo danzati e altri dove usa esclusivamente la parola. Venerdì 22 e sabato 23 marzo alle 21 al Teatro Studio di Scandicci va in scena lo spettacolo Sad Sam/ Almost 6/, performance dell’artista croato Matija Ferlin. Per Ferlin si tratta della prima volta in Toscana e con Sad Sam /Almost 6/, propone un lavoro sull’infanzia e sulla sua fine, sul rapporto con il proprio mondo interiore e con gli altri, fuori; sulla forza dell’immaginario e di un linguaggio capace di creare le cose nominandole; sullo strappo che rompe il cerchio perfetto e ci apre, attraverso la ferita, agli altri e al reale. Sad sam in croato significa “adesso io sono”. Spiega l’artista: ero interessato alla solitudine e volevo capire come enfatizzare questo discorso senza essere solo. Sono così partito da un lavoro fisico, sul teatro infantile, sulla performatività naturale di un bambino di sei anni. Lentamente sono arrivato a riflettere sulla crescita e sulla formazione della sessualità, così un giorno ho portato degli animaletti di plastica, li ho disposti a cerchio e in meno di due ore ho creato la struttura dello spettacolo. Sono proprio questi pupazzi a consentirmi di accentuare la solitudine da un lato e, dall’altro, di parlare direttamente al pubblico… Il cerchio di animaletti è una sorta di teatro nel teatro e anche se può sembrare una seduta psicanalitica, o un gruppo di autocoscienza, per me mantiene il carattere tirannico e profetico della scena”.
Lo spettacolo, presentato con grande successo in prima nazionale al Festival di Santarcangelo 2012, è scritto, diretto e interpretato da Matija Ferlin e si avvale della collaborazione di Katja Praznik, della scenografia e dei costumi di Artikl, Silvio Živković e delle luci di Urška Vohar.

Info su Raffaella Galamini

Firenze punto g è il blog di Raffaella Galamini. Qui racconta la "sua" Firenze.

Inserisci un commento