Il Forte Belvedere ritrovato, ora deve tornare alla città

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zhang1E’ stato bello e doloroso tornare al Forte Belvedere cinque anni dopo. Soprattutto doloroso, all’inizio, perché l’ultima volta che era stato aperto, Veronica Locatelli perse la vita cadendo da un bastione. Il suo ricordo era lì, all’ingresso, dove c’è un manifesto con la sua foto. In cima alla scala, dove l’ho intravista su una barella, per l’ultima volta: un attimo prima che i soccorritori tentassero l’ultima disperata corsa per portarla giù in fondo, al piazzale, dove l’attendeva un’ambulanza.
Dolore e ricordo per riappropriarsi di qualcosa che appartiene un po’ tutti i fiorentini.
E’ stata una bellissima scelta puntare su Zhang Huan per la prima mostra al Forte Belvedere dopo la ripartenza (a perdere la vita lì fu anche Luca Raso, un altro ragazzo che precipitò pure lui dai bastioni del Forte). L’artista cinese a cui è dedicata la personale ha incentrato gran parte del suo lavoro su queste sculture di cenere. Una cenere consacrata dai monaci buddisti e che lui si è impegnato a utilizzare secondo precise finalità. Huan pensa che l’uomo si debba rassegnare all’idea di essere mortale e soprattutto debba smetterla di cercare di affermare con oggetti materiali la sua presunta eternità. Ecco il perché della scelta della cenere che in Oriente è l’anima collettiva delle memorie e delle speranze di tutto un popolo. Un’ottima scelta anche perché le opere sono davvero suggestive e sopra tutti lo è l’enorme figura mostruosa, con tre teste e sei braccia (Three heads, six arms) che è anche l’unica all’esterno e fa da contraltare allo skyline fiorentino. Bene quindi la mostra se permetterà, a piccole dosi, di riappropriarci del Forte (al momento potrà essere visitato durante gli orari di visita) e avanti così, con coraggio per riuscire ad arrivare a una completa riapertura. Non sarà facile ma vale la pena provarci.