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Buccellati e i gioielli di papi, poeti e re in mostra a Palazzo Pitti

Si avvia al gran finale la mostra dedicata al principe degli orafi. Fino al 22 febbraio 2015, Palazzo Pitti a Firenze ospita nelle sale del Museo degli Argenti, “I tesori della fondazione Buccellati. Da Mario a Gianmaria, 100 anni di storia dell’arte orafa”. Si tratta di una selezione di oltre cento opere, tra gioielli, lavori di oreficeria e di argenteria disegnati da Mario e Gianmaria Buccellati, nomi di spicco del panorama orafo mondiale e diretti eredi di una tradizione tipicamente italiana, che ha avuto il suo massimo splendore nel Rinascimento con Benvenuto Cellini.
Ai canoni rinascimentali si è ispirato Mario Buccellati, guadagnandosi l’appellativo da Gabriele d’Annunzio, di ‘Principe degli orafi’. Il legame con il Vate è raccontato attraverso una serie di oggetti preziosi. C’è il bracciale in argento ritorto decorato con lapislazzuli, in un astuccio firmato da D’Annunzio, ci sono la collana in oro giallo, decorata con un berillo e rubini, offerta a Eleonora Duse da indossare come “serto ombelicale” e portagioie e portasigarette con incisi motti e immagini cari al poeta e un portapillole con incisa una delle espressioni preferite da d’Annunzio, “Io ho quel che ho donato”.
La mostra rende omaggio a Mario Buccellati (Ancona, 1891 – Milano, 1965) esponendo i bracciali, le spille o la tiara, lavorati a ‘tulle’ o a ‘nido d’ape’, vero segno distintivo di Casa Buccellati. Il traforo finissimo è messo in risalto dai brillanti e dalle pietre preziose. Lo ‘stile Buccellati’ ormai un mito dell’arte orafa e che ha realizzato i gioielli di case reali, papi e uomini di cultura, si ispira ai canoni rinascimentali.
Lo studio, le conoscenze tecniche e i segreti di lavorazione dell’argento antico, hanno permesso a Mario Buccellati di riprodurre otto coppe del tesoro di Boscoreale, a Pompei.
C’è la sezione dedicata a Gianmaria Buccellati (Milano, 1929), degno erede della tradizione di famiglia. “Mio padre non mi ha insegnato le tecniche di lavoro, come io non le ho insegnate a mio figlio. Quello che avviene è la trasmissione del pensiero, la visione, l’esperienza lavorativa e l’assorbimento della tradizione. Volevo ‘rubare’ – continua – i segreti di mio padre, così da poterli aggiungere ai miei e in questo modo acquisire un’identità differente dalla sua. Ognuno di noi procede con il proprio istinto, avendo però assimilato i principi e le tecniche della nostra storia”.
Il Museo degli Argenti – dove sono conservati i celebri vasi in pietre dure di Lorenzo de Medici e i gioielli dell’Elettrice Palatina, oltre agli splendidi lavori di oreficeria del tesoro della famiglia Medici – offrì l’ispirazione a Gianmaria Buccellati per dedicarsi all’arte orafa ai livelli più eccelsi.
Il rispetto che Mario, prima, e Gianmaria Buccellati, in seguito, avevano nutrito verso le tecniche rinascimentali e medicee è rappresentato, tra gli altri, da straordinari pezzi, come lo ‘Scrigno mediceo’, un prezioso manufatto di forma decagonale, primo oggetto pensato e realizzato da Gianmaria Buccellati per la sua collezione.

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